Bioripa e la sfida della sperimentazione scientifica per la salute del suolo.
Dallo scarto all'humus stabile: Bioripa e la sfida della sperimentazione scientifica per la salute del suolo.
Dallo scarto all’humus stabile: Bioripa e la sfida della sperimentazione scientifica per la salute del suolo.
Bioripa Srl è titolare di un impianto di compostaggio aerobico con sede in Contrada Ripatetta, Lucera. L’impianto tratta rifiuti costituiti principalmente da frazione organica di rifiuti solidi urbani (FORSU), fanghi provenienti da impianti di depurazione civili e rifiuti biodegradabili (es. sfalci di potature). Il prodotto finale, ottenuto dal ciclo di compostaggio, è un ammendante compostato fanghi (ACF) certificato secondo il D.Lgs.75/2010, destinato alle aziende agricole del territorio.
Grazie al progetto INTERESH, la produzione entra in una fase di ricerca applicata con l’obiettivo, discusso con l’Ing. Silvestro Damiani (Responsabile Monitoraggio e Controllo) e l’Ing. Massimiliano Maddalena (Direttore Tecnico), di dimostrare come il materiale prodotto dalla Bioripa Srl possa migliorare le caratteristiche agronomiche dei terreni.
Il ciclo industriale: dai rifiuti alla risorsa
L’impianto di compostaggio della Bioripa, ex Maia Rigenera, lavora una miscela composta prevalentemente per il 60% da FORSU - frazione organica dei rifiuti solidi urbani, per il 20% da fanghi di depurazione (codice EER 190805), e per il restante 20% da sfalci di potature, che contribuiscono a dare “struttura” alla massa in lavorazione.
Il processo di trasformazione del materiale organico richiede complessivamente circa 72 giorni. Nella prima fase, la miscela viene mantenuta per quindici giorni in biocelle, in condizioni di aerazione controllata finalizzata allo sviluppo del processo di bio-ossidazione accelerata ed all’abbattimento dell’umidità entro i valori ottimali. Seguono otto settimane di maturazione o bio-stabilizzazione “lenta”, durante le quali la frazione organica completa la sua trasformazione in humus stabile. Una rete di sensori monitora temperatura e pressione dell’aria in ogni biocella lungo tutto il ciclo. “Ogni scostamento termico viene rilevato da alert remoti”, spiega l’Ing. Maddalena. “La qualità dell’ammendante dipende strettamente dalla precisione di questa fase.”
La sperimentazione INTERESH (EA3) e il problema dei nitrati
Il progetto INTERESH nasce per affrontare la progressiva degradazione del suolo, un’emergenza che colpisce duramente anche il territorio pugliese. Tra i problemi affrontati dall’iniziativa, vi è la contaminazione delle falde acquifere da nitrati, conseguenza dell’utilizzo di concimi azotati - chimici soprattutto - che le colture non riescono ad assorbire completamente e che le piogge dilavano nel terreno, finendo col contaminare falde acquifere e corsi d’acqua. Il compost prodotto da Bioripa opera in modo diverso: l’azoto naturale contenuto in forma limitata, viene infatti rilasciato lentamente attraverso la mineralizzazione operata dai microrganismi del suolo, riducendo quindi il rischio di lisciviazione e garantendo al contempo alle colture un apporto nutritivo graduale e costante.
Per l’azienda si tratta della prima partecipazione a un progetto di ricerca dell’Unione Europea, un’occasione ideale per ottenere la prova scientifica delle capacità del prodotto. Attraverso la Experimental Action #3 (EA3), verranno infatti monitorate 4 aree nel foggiano per misurare l’impatto reale del biofertilizzante sulla biodiversità microbica e sulla ritenzione dei nutrienti. “Partecipare a INTERESH”, aggiunge l’Ing. Damiani, “ci consente di spostare la validazione sul campo, permettendoci di raccogliere dati di cui ancora non disponiamo”.
I dati raccolti, gestiti secondo i protocolli FAIR (per garantirne rintracciabilità e trasparenza), serviranno a costruire quella base scientifica necessaria a certificare la superiorità tecnica del prodotto direttamente sul campo.
Logistica e mercato: la sfida della pellettizzazione
Il valore distintivo dell’ammendante Bioripa risiede in un elemento che lo differenzia nettamente dalle soluzioni tradizionali, sebbene queste fatichino ad essere abbandonate dalle aziende agricole del territorio. “Il nostro prodotto ha qualcosa di cui gli altri prodotti non dispongono: l’humus”, spiega l’Ing. Maddalena. “Mentre i reflui zootecnici grezzi rischiano di rilasciare nutrienti in modo incontrollato, l’humus di Bioripa rigenera la struttura del suolo ancorando l’azoto.”
Per rendere il prodotto accessibile ad ogni realtà aziendale, a seguito delle risultanze dell’attività di sperimentazione Bioripa potrebbe valutare alcune forme di trasformazione dell’ammendante prodotto, quali ad esempio la pellettizzazione, che consentirebbe di ampliare le quote di mercato.
“La pellettizzazione è la chiave per il salto di mercato”, concludono i tecnici di Bioripa: il formato granulare è il vettore che permetterà di integrare il biofertilizzante - e la sua capacità di proteggere il suolo - nei flussi di lavoro di ogni realtà agricola del territorio, rendendo, potenzialmente, l’innovazione una pratica quotidiana.