Siccità 2026: danni all’agricoltura e iniziative europee per la gestione dell’acqua
Siccità 2026: danni all’agricoltura e iniziative europee per la gestione dell’acqua
L’estate 2026 ha messo a dura prova l’agricoltura europea, a causa delle scarse precipitazioni e delle ripetute ondate di calore che hanno compromesso le produzioni in numerosi Paesi dell’Unione. Secondo le valutazioni pubblicate ad Agosto dal Joint Research Centre della Commissione europea, le previsioni di resa delle colture estive risultavano infatti inferiori alla media quinquennale, con scostamenti negativi fino al 14%, a seconda della coltura. Le analisi di Copernicus hanno inoltre rilevato, nello stesso mese, un’umidità superficiale media dei suoli europei sensibilmente inferiore a quella dell’agosto 2022, quando una grave siccità aveva già interessato il continente.
Alla gravità delle conseguenze sulle colture si aggiunge la rapidità con cui le condizioni siccitose si sono aggravate durante la stagione. Per l’Italia, l’analisi evidenzia infatti una brusca diminuzione estiva dell’indice SPEI3, che misura il bilancio tra precipitazioni ed evapotraspirazione potenziale. Il confronto con il 2003 e il 2022 pone quindi l’attenzione sulla velocità del deterioramento registrato nel 2026: le temperature elevate hanno accresciuto la domanda evaporativa e, in assenza di piogge sufficienti, hanno accelerato il deficit idrico nelle aree agricole.
Nel Foggiano, le maggiori riserve disponibili rispetto al 2025 hanno consentito di affrontare la stagione irrigua in condizioni migliori rispetto all’anno precedente. Al primo di Settembre, il lago di Occhito, destinato all’approvvigionamento idrico del territorio, conteneva circa 112 milioni di metri cubi d’acqua, quasi 56 milioni in più rispetto alla stessa data del 2025. Dal 31 Luglio, tuttavia, il volume si era ridotto di circa 36 milioni di metri cubi, secondo le rilevazioni del Consorzio per la Bonifica della Capitanata. Il miglioramento rispetto all’anno precedente va dunque considerato insieme alla riduzione estiva delle riserve, sulla quale incidono sia le condizioni meteorologiche sia i prelievi.
La necessità di affrontare la scarsità idrica attraverso interventi di lungo periodo ha assunto un ruolo centrale anche nelle politiche europee. Con l’adozione della Strategia europea per la resilienza idrica, nel giugno 2025, la Commissione ha definito un programma di azioni per proteggere il ciclo dell’acqua, migliorare l’efficienza degli utilizzi e garantire l’accesso ad acqua pulita a prezzi sostenibili. La riduzione delle perdite nelle reti, il recupero della capacità dei territori di trattenere l’acqua e la modernizzazione delle infrastrutture costituiscono alcuni degli ambiti di intervento, ai quali si associa l’obiettivo generale di migliorare l’efficienza idrica di almeno il 10% entro il 2030.
Per sostenere l’attuazione della Strategia, il 21 settembre 2026 la Commissione ha avviato, insieme al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato europeo delle regioni, la Water Resilience Stakeholder Platform. Attraverso la partecipazione di rappresentanti del mondo delle imprese, autorità pubbliche e società civile, l’iniziativa intende favorire il confronto sugli ostacoli che rallentano gli interventi e sulle soluzioni per migliorare l’efficienza, la digitalizzazione e il riuso dell’acqua. Nella stessa giornata si è svolto l’incontro inaugurale della European Water Academy, attraverso la quale la Commissione intende rafforzare le competenze professionali e la preparazione alle crisi idriche.
Accanto alle iniziative politiche, diversi progetti della famiglia Mission Soil affrontano il rapporto tra siccità, degrado del suolo e gestione agricola. La capacità del suolo di assorbire e trattenere l’acqua dipende infatti anche dalla struttura e dal contenuto di sostanza organica, la cui conservazione contribuisce a limitare il ruscellamento e a mantenere riserve utilizzabili dalle piante durante i periodi asciutti. Il progetto SpongeWorks, ad esempio, interviene proprio sulla ritenzione naturale dell’acqua, attraverso misure sperimentate in tre bacini europei.
Nel contesto mediterraneo, MONALISA si occupa invece di pratiche contro il degrado e la desertificazione in sei diversi casi di studio. TERRASAFE sviluppa poi innovazioni con le comunità locali di cinque aree pilota vulnerabili alla desertificazione, nelle quali la scarsità idrica si associa a problemi ambientali e socioeconomici.
Anche INTERESH si occupa della gestione delle risorse idriche attraverso l’Experimental Action 2, attività dedicata alla fertirrigazione di precisione condotta con il coordinamento scientifico dell’Università di Ghent e la collaborazione dell’azienda Dell’Aquila di Lucera. L’obiettivo è quello di valutare se una distribuzione di acqua e fertilizzanti differenziata in base alle proprietà del suolo possa ridurre gli apporti necessari senza compromettere le rese. A tale scopo, i campionamenti e le analisi già effettuati hanno permesso di individuare le differenze tra le diverse zone dei campi e di elaborare le mappe sulle quali sarà definita la gestione a rateo variabile.
La prova, prevista per la stagione colturale 2027, consentirà di confrontare la fertirrigazione uniforme con quella a rateo variabile, attraverso la misurazione dei consumi, delle rese e dei costi. La valutazione permetterà quindi di verificare l’eventuale riduzione degli apporti idrici e di fertilizzanti in rapporto alla produzione ottenuta, oltre alla spesa necessaria per adeguare e utilizzare l’impianto.
La collaborazione tra ricerca e imprese agricole assume dunque un ruolo fondamentale nella capacità dell’agricoltura europea di rispondere ai cambiamenti climatici, attraverso lo sviluppo di soluzioni che tengano conto delle esigenze produttive e della tutela delle risorse naturali. Sostenere tale collaborazione significa investire nella possibilità di continuare a coltivare in condizioni climatiche meno favorevoli, con pratiche sostenibili per l’ambiente e per le aziende che dovranno adottarle.