Agricoltura sostenibile e redditività: quanto conviene investire nella salute del suolo?
Agricoltura sostenibile e redditività: quanto conviene investire nella salute del suolo?
Si stima che il 60-70% dei suoli europei presenti condizioni di degrado, con conseguenze sulla produttività agricola, sulla biodiversità e sulla capacità dei territori di affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Per contrastare il fenomeno, l’UE ha definito un percorso che, attraverso la Strategia europea per il suolo al 2030 e la nuova Soil Monitoring Law, entrata in vigore nel dicembre 2025, punta a raggiungere condizioni di salute migliori per i suoli europei entro il 2050. Parallelamente, la Missione europea A Soil Deal for Europe sostiene la ricerca e la sperimentazione di soluzioni innovative, con l’obiettivo di accelerare la transizione verso una gestione maggiormente sostenibile.
La riduzione delle lavorazioni intensive, una gestione più efficiente dell’acqua e dei fertilizzanti, il mantenimento della copertura vegetale e il recupero della sostanza organica possono contribuire a preservare la fertilità dei terreni e a migliorare la resilienza delle produzioni. L’adozione delle nuove pratiche comporta tuttavia investimenti, costi di gestione e periodi di adattamento che incidono direttamente sull’attività delle aziende agricole.
La sostenibilità economica è quindi un elemento centrale della transizione agricola, come riconosciuto anche dalla Commissione europea nella Vision for Agriculture and Food, presentata nel febbraio 2025. Del resto, anche il degrado del suolo comporta costi significativi. Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista Global Challenges stima perdite comprese tra 40,9 e 72,7 miliardi di euro all’anno nell’Unione europea, dovute a fenomeni come erosione, perdita di carbonio e nutrienti, contaminazione e compattazione. Si tratta di una stima parziale, che non comprende tutte le conseguenze economiche e ambientali del degrado.
In un contesto nel quale tanto il deterioramento dei terreni quanto gli interventi necessari per proteggerli comportano costi significativi, diventa quindi essenziale comprendere a quali condizioni le pratiche sostenibili possano risultare convenienti anche per gli agricoltori.
I costi della transizione: investimenti, gestione e tempi di adattamento
Un contributo importante arriva dall’Institute for European Environmental Policy (IEEP), che nel luglio 2024 ha pubblicato un’analisi dei costi e dei benefici della transizione verso l’agricoltura sostenibile nell’Unione europea, basata sulla revisione di 60 studi scientifici.
La ricerca evidenzia che le aziende agricole che hanno già integrato stabilmente pratiche sostenibili possono raggiungere livelli di redditività comparabili, e in alcuni casi superiori, rispetto alle aziende convenzionali. Il vantaggio economico deriva soprattutto dalla riduzione delle spese operative, che può compensare produzioni complessivamente inferiori.
Il risultato cambia però se si considera il periodo necessario per completare la transizione. Durante i primi anni, gli agricoltori possono dover sostenere investimenti elevati, affrontare variazioni delle rese e modificare l’organizzazione del lavoro prima di ottenere benefici economici apprezzabili.
Le differenze tra aziende risultano quindi determinanti. Dimensioni, ordinamento produttivo, disponibilità di capitale, condizioni pedoclimatiche e accesso alla consulenza tecnica influenzano la capacità di affrontare gli investimenti. Una soluzione economicamente sostenibile per un’azienda di grandi dimensioni potrebbe risultare difficilmente accessibile a una piccola impresa agricola, anche quando i benefici ambientali attesi sono analoghi.
Agricoltura rigenerativa: quali benefici economici emergono dalle aziende europee?
Le esperienze sviluppate attraverso i programmi europei di agricoltura rigenerativa consentono di osservare come il miglioramento della gestione del suolo possa influenzare i risultati economici delle aziende.
Tra il 2020 e il 2025, il programma ScaleUp di EIT Food ha coinvolto oltre 2.900 agricoltori e agronomi in 14 Paesi europei, attraverso formazione, consulenza personalizzata e sperimentazione di pratiche agricole.
Nel rapporto diffuso a giugno 2026, EIT Food segnala che il 61% delle aziende partecipanti ha registrato benefici economici, mentre il 42% ha ridotto i costi degli input agricoli. I miglioramenti hanno interessato anche la gestione del suolo: il 71% delle aziende ha modificato le pratiche di lavorazione, il 54% ha migliorato la gestione della fertilità e il 53% ha aumentato la copertura vegetale.
I risultati mostrano pertanto che le pratiche rigenerative possono accompagnarsi a vantaggi economici anche se le ricerche evidenziano l’importanza della consulenza continuativa e come la possibilità di sperimentare soluzioni adeguate alle condizioni locali possa facilitare l’adozione delle nuove pratiche.
Un suolo più sano può ridurre i costi agricoli?
La convenienza economica delle pratiche sostenibili dipende anche dalla capacità di migliorare l’efficienza produttiva e contenere le perdite associate al degrado del terreno.
La struttura del suolo, la disponibilità di sostanza organica e l’attività biologica influenzano processi essenziali per la crescita delle colture, tra cui la circolazione dell’acqua, la disponibilità dei nutrienti e lo sviluppo degli apparati radicali. Il progressivo deterioramento delle proprietà del terreno può compromettere tali funzioni, aumentando la dipendenza da interventi esterni e rendendo le produzioni più vulnerabili alle condizioni climatiche.
Al contrario, una gestione capace di preservare la struttura del suolo e favorire l’accumulo di sostanza organica può migliorare l’infiltrazione dell’acqua e contribuire a una maggiore efficienza nell’utilizzo dei nutrienti. In determinate condizioni, i benefici possono tradursi in una riduzione del consumo di risorse, in minori costi di produzione e in una maggiore stabilità delle rese.
Il valore economico dei servizi ecosistemici: oltre la redditività aziendale
La sostenibilità economica dell’agricoltura presenta una questione ulteriore, legata alla distribuzione dei benefici derivanti dalla protezione del suolo. Molti degli effetti positivi di una gestione sostenibile, infatti, si estendono oltre i confini dell’azienda agricola.
La conservazione della biodiversità, la regolazione del ciclo dell’acqua, l’accumulo di carbonio organico e la riduzione dei fenomeni erosivi contribuiscono al funzionamento degli ecosistemi. Gli agricoltori sostengono però una parte significativa dei costi necessari a mantenere o ripristinare le funzioni del suolo, senza ricevere necessariamente un ritorno economico proporzionato al valore generato.
Il riconoscimento economico dei servizi ecosistemici è perciò diventato un ambito di ricerca della Mission Soil, che sostiene lo sviluppo di nuovi modelli imprenditoriali e strumenti di investimento dedicati alla salute dei terreni.
Il progetto Horizon Europe InBestSoil, coordinato dall’Università di Vigo, ad esempio, sta sviluppando un sistema di valutazione monetaria dei servizi ecosistemici forniti da suoli sani. Attraverso nove aree di studio europee, distribuite in differenti regioni biogeografiche e contesti di utilizzo del territorio, il progetto intende produrre strumenti utili a integrare il valore della salute del suolo nelle decisioni economiche, nei modelli imprenditoriali e negli incentivi pubblici.
Un approccio complementare è quello adottato da SoilValues, coordinato dalla KU Leuven, che studia modelli economici nei quali gli agricoltori e i gestori del territorio possano ricevere una remunerazione per i servizi ecosistemici prodotti. Il progetto prevede sei aree di sperimentazione e dodici comunità di pratica che coinvolgono operatori agricoli, imprese, investitori e amministrazioni pubbliche.
Entrambe le iniziative affrontano un problema essenziale: attribuire un valore economico ai miglioramenti ambientali richiede sistemi capaci di misurarli e verificarli.
INTERESH: la sostenibilità economica delle innovazioni
La valutazione della sostenibilità economica è parte integrante anche delle attività di INTERESH, che attraverso le sperimentazioni intende verificare la fattibilità delle soluzioni proposte per migliorare la salute del suolo, considerando anche le esigenze produttive e finanziarie delle aziende coinvolte.
Per valutare i risultati delle sperimentazioni, il progetto ha sviluppato il sistema INTERESH Performance Metrics (IPM), che integra indicatori ambientali, economici e sociali con analisi costi-benefici (Cost-Benefit Analysis, CBA) e valutazioni del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA). Il sistema consentirà di confrontare le pratiche convenzionali con le soluzioni sperimentate, esaminando gli investimenti iniziali, i costi di gestione, i possibili risparmi e i tempi necessari per recuperare le spese sostenute.
La valutazione terrà conto anche delle differenti capacità di investimento delle aziende agricole e della possibilità di adottare le innovazioni. I risultati permetteranno così di individuare le condizioni che possono rendere le pratiche sostenibili economicamente accessibili e convenienti, contribuendo allo sviluppo di un Piano d’azione regionale per la Puglia fondato su evidenze scientifiche e sulla concreta applicabilità delle soluzioni proposte.
Rendere la transizione agricola economicamente sostenibile
Le ricerche europee mostrano che una gestione più sostenibile del suolo può contribuire alla redditività delle aziende agricole, soprattutto attraverso la riduzione dei costi operativi, una maggiore efficienza nell’impiego delle risorse e il contenimento dei rischi produttivi.
La diffusione delle pratiche sostenibili dipenderà quindi dalla capacità di affrontare le difficoltà economiche della transizione, garantire assistenza tecnica e sviluppare strumenti capaci di riconoscere anche il valore dei servizi ecosistemici. In tale prospettiva, la misurazione dei risultati rappresenta una condizione essenziale per orientare gli investimenti e individuare le soluzioni maggiormente adatte ai diversi contesti produttivi.
Attraverso la sperimentazione in campo e la valutazione integrata degli impatti, progetti come INTERESH potranno contribuire a definire le condizioni nelle quali il miglioramento della salute del suolo diventa compatibile con le esigenze economiche delle aziende agricole, con l’obiettivo di produrre conoscenze utilizzabili dagli agricoltori e dai decisori pubblici per programmare interventi sostenibili nel tempo, anche dal punto di vista finanziario.